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Mindfulness in viaggio: 9 azioni per un’esperienza consapevole

Il segreto per fare di ogni viaggio un momento significativo e appagante, è imparare a vivere l’esperienza in modo consapevole. Questo l’ho capito nel tempo, con il passare degli anni.

Rendere significativo un viaggio vuol dire non tornare a casa e sentirsi più stressati di prima della partenza, ma sentirsi rigenerati, cambiati e provare gioia il più a lungo possibile.

Mindfulness in viaggio: consigli per un’esperienza consapevole

Sono sempre stata un’anima inquieta, alla ricerca di serenità e di equilibrio. Non sono una terapeuta, ma penso che questa inquietudine derivi dai continui cambi di casa, vita e abitudini che hanno caratterizzato la mia infanzia.

Da piccola adoravo muovermi spesso, cambiare città, amici, routine. Mi faceva sentire una specie di avventuriera alla ricerca del luogo perfetto. E il bello è che ogni volta che mi trovavo in un nuovo posto scoprivo qualcosa di più bello della volta precedente. E questo mi ha galvanizzata.

Anzi mi ha resa una trottola curiosa in un continuo e vorticoso viaggio su e giù per il mondo.

Alla ricerca costante di qualcosa che mi gratificasse, mi sono spesso sentita insoddisfatta e bisognosa di partire e ripartire. Senza sosta. Ma anche senza raggiungere la più ben che minima soddisfazione.

Ad un certo punto mi sono fermata a pensare a come cambiare la mia vita per trovare l’equilibrio necessario a sentirmi bene anche nei miei panni di viaggiatrice.

I viaggi sono sempre stati la mia passione più grande, quindi una grande priorità. A patto che fossi riuscita a beneficiare del loro potenziale.

Allora mi sono imposta di lavorare su me stessa promettendomi di fare i giusti cambiamenti per offrire alla mia vita un senso e un significato profondi, appaganti e degni di essere vissuti.

La mindfulness

Negli ultimi anni mi sono avvicinata ai principi e alle pratiche della mindfulness basati sugli studi del dottor Jon Kabat-Zinn. Per chi ancora non lo conoscesse, questo approccio aiuta a portare l’attenzione al momento presente in modo curioso e non giudicante per raggiungere la consapevolezza, l’accettazione e l’eliminazione della sofferenza inutile.

Questo atteggiamento verso la vita e i suoi eventi si è rivelato utile ed importante per me e, negli anni, sono riuscita ad ampliare le mie conoscenze riuscendo ad aiutare e consigliare anche altre persone a ritrovare un loro equilibrio.

La mindfulness e lo slow travel

Trovando soddisfazione ed equilibrio nella vita quotidiana, mi sono chiesta come applicare la pratica della mindfulness anche ai viaggi, allo scopo di imparare a vivere il qui ed ora in giro per il mondo e durante le mie esplorazioni.

Le nostre esistenze oggi sono frenetiche e sinceramente non credo che l’approccio viscerale e bulimico ai viaggi, che vedo dilagare intorno a me, sia molto utile. Sembra che il significato di viaggiare non sia più quello originario. Ad oggi viaggiare significa soprattutto mettere bandierine e pin su lavagne virtuali, vedere luoghi più degli altri, il più lontano possibile e non godere nemmeno un attimo dei benefici del rallentare e del diventare parte di un luogo.

Slow travel e consapevolezza mindful sono l’accoppiata perfetta per non lasciarsi schiacciare dalla confusione, dall’ansia e dal caos che ci pervadono appena finito un viaggio. E parlo anche di un viaggio non necessariamente lontano o lungo. Anche una semplice fuga. Troverai qui un piccolo approfondimento.

Cosa succede in viaggio

In viaggio è facile spendere tante energie fisiche e mentali a discapito della consapevolezza di cosa abbiamo vissuto ed imparato dell’altro luogo. Essere mindful in viaggio è un sistema per concentrarsi sul benessere personale senza farsi distrarre dai pensieri collaterali, dallo scatto perfetto, dalla scoperta del luogo più strepitoso di tutti, dall’articolo da pubblicare sul blog prima degli altri.

La mindfulness non vuol dire mettersi a meditare o altre pratiche del genere. Vuol dire concentrarsi sul qui ed ora e fare più attenzione a cosa si vede godendosi il viaggio. Ovviamente rallentando un po’, a discapito della frenesia moderna.

Quando utilizzare la mindfulness in viaggio

Essere mindful non è uno stratagemma o un esercizio tecnico, ma uno modo di essere e affrontare le situazioni. Per quanto riguarda i viaggi, non bisogna per forza fare un ritiro spirituale con i monaci o scalare l’Everest. La consapevolezza deve diventare condizione automatica, tanto in America quanto sotto casa, dalle Alpi alle piramidi, al mare o in montagna.

Ciò che deve contare quando si viaggia, siamo noi stessi. Con il nostro modo di essere e la voglia di imparare e sentirsi appagati.

Come viaggiare praticando la mindfulness

Meditazione? Ascetismo? Atteggiamento da guru? Niente di tutto ciò! Sono le piccole azioni continue che portano alla consapevolezza. Piccole azioni da reiterare, fino a quando non ci si rende conto che in effetti stanno facendo la differenza.

Ecco alcune delle piccole azioni che ho imparato a compiere oramai in automatico quando viaggio, da prendere come spunto.

Viaggio leggera

Non mi porto dietro la casa quando sono via ma solo un bagaglio pratico e funzionale facile da gestire. Il bello di essere via è di non dovere aver tante cose alle quali prestare attenzione ma concentrarsi sul viaggio stesso.

Viaggio organizzata

Quando ogni cosa è al suo posto anche la mente è al suo posto, quindi libera di dedicarsi al benessere di ciò che vediamo. L’organizzazione mi aiuta anche nei momenti di difficoltà e mi libera dal dover cercare convulsamente cose e risposte senza sapere dove sono. Prova a dare un’occhiata a questo sistema che Gibi ed io utilizziamo per organizzarci.

Viaggio senza pensieri

Dimentico ciò che ho lasciato a casa, gli impegni, il lavoro, i problemi. Insomma, lascio i pensieri a casa per allenare la consapevolezza. Se sono troppi, piuttosto preferisco non partire e rimandare per non inficiare i benefici di un viaggio consapevole.

Parto consapevole

A proposito di consapevolezza, non importa il perché si parte ma importa che ci sia un perché. L’emozione di andare alla ricerca del motivo per la quale sono partita è bellissimo. E ancora di più, trovarlo. Praticamente un successo.

Accetto con serenità i piccoli disguidi

Non cedo all’irritazione e al nervosismo. I disguidi si supereranno e non capita niente se qualche aspettativa non sarà raggiunta. L’importante è che mi senta viva durante il viaggio e che riesca a trovare il lato positivo nelle cose. Con la positività è anche più facile trovare una soluzione.

Foto o non foto

È più un non diventare matti a cercare lo scatto perfetto. Perché tanto ci sarà sempre qualcuno che farà meglio e più in fretta di me. Fotografare con la macchina fotografica e lo smartphone va benissimo, ma ancor di più ho imparato a fotografare con gli occhi e la mente. Saranno questi i ricordi più indelebili e unici di tutti.

Rallento

Viaggiare slow non è solo per chi ha tanto tempo a disposizione. Questo è un falso mito! Ho capito che è per chi ha voglia di godere del momento. Per chi desidera qualità e non quantità. Correndo, difficilmente riuscirei ad ottenere entrambe le cose, e nel caso ci riuscissi sarebbero sempre e solo benefici superficiali. Inoltre l’urgenza di ripartire si farebbe prontamente sentire e la FOMO arriverebbe puntuale ad attanagliare nel profondo.

Non è obbligatorio che io faccia o veda tutto

Qui sì che c’è bisogno di tanto tempo a disposizione. Sono consapevole che non riuscirò mai a vedere tutto assieme. Meglio ipotizzare di ritornarci e approfondire piuttosto che fare un tour de force ben poco edificante.

Mindset e regole

Ci vuole tempo e tanta pratica per raggiungere il giusto mindset, ma anche crearsi delle regole che ci vengano in aiuto, perché la tendenza a correre e a non godere dell’attimo, è sempre dietro l’angolo.

Raggiungere la consapevolezza si può?

Se ti ritrovi un po’ nelle mie parole, sai benissimo che rallentare e viaggiare godendo dell’attimo non è così semplice. Anche perché, se vogliamo essere sinceri fino in fondo, il concetto è più astratto e filosofico che resto. Il mio percorso è stato lungo. Ma consapevole, proprio perché volevo sentirmi appagata.

Chiunque può obiettare dicendo che di mezzo ci sono sempre il lavoro, le esigenze della famiglia, il problema economico, le caratteristiche di ognuno, ma in fondo dipende da cosa desideriamo fare dei nostri viaggi. Personalmente ritengo che partire per girare e rincorrere il massimo, sia non solo snervante ma anche ben poco equilibrante.

Questa dimensione slow e mindful che mi sono creata mi dà molta soddisfazione e grazie ad un approccio più contenuto parto più serena ma soprattutto torno più gratificata e quella voglia irrefrenabile che avevo un di tempo di ripartire al più presto, non la sento più così forte. Trovo bellissimo sedermi sul divano e sognare del viaggio appena fatto senza dover per forza programmarne un altro immediatamente.

Progettare il nuovo viaggio non è più una necessità ma un piacere lento che occupa le mie giornate e i miei sogni. E guardare un numero di foto più contenuto ma significativo, è molto confortante.

Non si scappa da sé stessi e il viaggio non dà felicità se prima non sei felice tu. Il viaggio per l’equilibrio perfetto è ancora lungo per me, ma lo sto compiendo e questo è già importante e mi piace.

Dimmi di te: cosa pensi del mio racconto e quali azioni metti in atto per sentirti bene prima, durante e dopo i viaggi?

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